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Pubblicato: 03 Aprile 2015

 

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Pubblicato: 21 Marzo 2015

 "Se ognuno di noi fa qualcosa, si può fare molto!”.
Questa citazione di don Pino Puglisi ha dettato il ritmo e il contenuto di tutto il weekend formativo offerto del Settore Giovani dell’Azione Cattolica Italiana svoltosi a Trevi dal 6 all’8 Marzo. Un’esperienza che ha saputo coniugare temi interessanti e relazioni autentiche all’interno della grande famiglia associativa.
È incredibile quanto sia stimolante il confronto con chi vive realtà diverse dalla propria, condividere problemi e soluzioni, idee e proposte, sempre alla ricerca del bene comune. Già perché proprio di bene comune si è parlato tanto e di come poterlo perseguire in vari ambienti: da quello lavorativo a quello politico, passando per il terzo settore e senza dimenticare studio e ricerca. 
Ma cos’è il bene comune? Non la somma del bene di ciascuno ma il prodotto. Come in una moltiplicazione, se un solo fattore è zero, tutto il risultato si annulla. Ecco allora che bene comune è conoscere il territorio in cui siamo radicati e le persone che lo abitano, con la consapevolezza che la realtà è spesso complessa ma che di certo supera – in termini di bellezza – le nostre idee.
Bene comune è gettare ponti, tessere relazioni, abitare con responsabilità e passione i luoghi della nostre giornate nella consapevolezza che solo insieme “si può fare”.
Bene comune è dialogo e scelta. Dialogo come capacità di ascolto e di interesse dell’altro; scelta come atto politico la cui ricaduta è a cascata anche sugli altri.
Bene comune è progettualità, è desiderio di costruire con pazienza e speranza.
Bene comune è gratuità, solidarietà e carità.
Due giorni molto intensi dunque, al termine dei quali ognuno torna a casa arricchito dalle esperienze degli altri e dalla consapevolezza che"Si può fare!". Inutile un eccesso di idealismo quando si parla di bene comune: bisogna scendere nel concreto e sporcarsi le mani!

Valentino e Sonia

Pubblicato: 16 Marzo 2015

Pubblicato: 18 Febbraio 2015

Bellissima esperienza quella dei CIPS (campi interregionali per studenti) organizzati dal MSAC! Quattro giorni intensi e stimolanti. Pieni di sorrisi e aperti al confronto con altri ragazzi per conoscere meglio e più approfonditamente la realtà che ci circonda.

Le nostre mattinate e i nostri pomeriggi erano sempre impegnati, così come le sere quando ci attendeva la “serata animazione” per un po’ di svago e relax. Il secondo giorno, dopo esserci un po’ conosciuti il pomeriggio precedente, abbiamo iniziato con un deserto itinerante, divisi per gruppi, dove abbiamo messo a fuoco l’importanza della relazione con noi stessi e con gli altri a scuola, che è per prima cosa un luogo di incontro. Continuando su questa linea il pomeriggio abbiamo approfondito la tematica della fiducia sempre all’interno della scuola che è comunità.

Su ispirazione di Papa Francesco, il terzo giorno ci siamo dedicati al bello, al bene e al vero della scuola; perché studiare è ricerca di bellezza, di bene comune e di verità. A questo proposito ci ha aiutato la figura di Malala, giovane ragazza pakistana che ha addirittura rischiato di morire per difendere il diritto dell’istruzione delle bambine del suo Paese e che è stata insignita del premio Nobel per la pace il 10 ottobre del 2014 all’età di soli 16 anni.

Siamo passati poi anche alla parte pratica, per concretizzare e per iniziare fin da subito ad essere studenti attivi nelle nostre scuole. Così un intero pomeriggio, sempre in gruppi, ci siamo impegnati ad elaborare un vero e proprio progetto da attuare poi nelle scuole d’Italia, basato su argomenti vari e che riguardano il nostro Paese, come l’immigrazione, il terremoto in Abruzzo e il calo egli elettori giovani.

E non finisci qui, perché nell’ultima mattinata ci hanno presentato un’altra grandissima persona: don Lorenzo Milani! Lui, intorno agli anni ’50, fondò la scuola di Barbiana, piccolissimo paesino a pochi chilometri da Firenze. Si impegnò per dare un’istruzione ai ragazzi che venivano abbandonati e lasciati da parte dalla scuola. Insegnò loro a crescere da soli e alimentò in loro il senso di responsabilità. La sua era una scuola che accoglieva tutti e dove gli insegnanti erano gli stessi studenti che facevano quindi da professori ai più piccoli. Sono proprio queste le persone che, con le loro azioni e i loro insegnamenti, ci insegnano ad amare al scuola.

È così che è terminato questo campo che ci ha permesso di capire come la scuola è innanzitutto SCUOLA DI VITA! 

Chiara

Pubblicato: 11 Gennaio 2015

Fin da subito il 2015 è stato sanguinosamente segnato da guerre e attacchi terroristici. La via per la pace sembra sempre più lontana e sfuocata in questo mondo in cui appena accendiamo la televisione troviamo sempre nuove notizie di cronaca nera. Quanti bambini uccisi dai terroristi all’interno delle loro scuole, quanti attentati nelle strade, madri che uccidono i propri figli, mariti che uccidono le proprie mogli.  A poco a poco sembra che tutto ciò ci sovrasti e che si affievolisca la speranza di costruire un mondo pacifico.

Ma come ci ricorda Papa Francesco “La pace è sempre possibile!”. Anche in questi periodi di buio, dobbiamo essere capaci di scorgere quel barlume di speranza che è nascosto dietro la tempesta di crudeltà generata dall’uomo. La violenza infatti non genera che altra violenza e odio. Nonostante ciò, molti uomini ritengono che essa sia lo strumento principale per riportare ordine nel mondo e avere potere. In realtà lo strumento più forte e pregnante che ci è stato donato è la parola. Tramite essa possiamo promuovere, assieme alla cultura, la costruzione di una via per la pace. A volte però ci sembra di esser soli e che la nostra voce sia flebile e sottile rispetto ai rumori delle bombe e dei colpi di pistola. Ma il Papa ci ricorda un altro cardine per la costruzione della pace: “Non più schiavi ma fratelli”. Anche se le guerre ci sottomettono e creano un clima di terrore non c’è da temere poiché siamo tutti fratelli e tutti vogliamo esse costruttori di pace. Basta ricordarsi quanto possano esser forti e taglienti le nostre voci unite insieme in un unico inno contro le ingiustizie. Una dimostrazione di ciò è ben visibile in questi giorni nei social network. A seguito dell’attacco terroristico alla sede del giornale satirico francese “Charlie Hebdo” c’è stata un esplosioni di solidarietà verso il giornale stesso, le famiglie delle 12 persone uccise e soprattutto verso la libertà di stampa della quale nessuno può privarci. Vedere che persone di tutto il mondo stiano condividendo frasi o immagini a riguardo fa capire quanto potere abbiamo nelle nostre mani e quante modalità ci sono per promuovere la pace!

Ora non dobbiamo lasciare che questa ondata di solidarietà vada nel dimenticatoio, anzi dobbiamo alimentarla tenendo ben fissa la nostra arma: la cultura!

Maria Morbidelli
Movimento Studenti di Azione Cattolica - Senigallia

Pubblicato: 08 Gennaio 2015

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